Anteprima speciale – Ruin me

Buongiorno amici lettori,

Eccomi di ritorno con una nuova “Anteprima Speciale”. Devo ammettere questo mese è davvero carico di novità.

Oggi voglio parlarvi di :

Ruin me

 

Risultati immagini per ruin me libro

 

 

Data di uscita: 24 aprile 2017

Casa editrice: DeAgostini

Trama

Libertà. Ecco che cos’ha sempre significato il college per Carl. Libertà da tutti gli errori del liceo. Libertà dai ricordi, dalle ferite, e dalla tragica notte che ha segnato la sua vita. Ma le cose non vanno proprio come si è immaginata. Una sera, durante una festa, Carl si ritrova faccia a faccia con il suo passato: il ragazzo che ama e odia con la stessa intensità. Quando Tucker si rende conto di essere intrappolato nello stesso college di Carl, i ricordi riaffiorano prepotenti. Non sono passati molti mesi da quando era pronto a consegnare il suo cuore a Carl. Per fortuna si era reso conto in tempo di che razza di persona fosse: una bugiarda manipolatrice. Eppure, mentre il cervello di Tucker grida di stare alla larga da Carl, il suo corpo non fa che desiderarla. Ogni giorno di più.

Che dite? Vi può interessare? Se non siete ancora convinti, vi riporto il primo capitolo del libro:

Capitolo 1

Oggi Aspetto che mia madre smetta di schioccare baci per aria e che la porta del dormitorio si chiuda dietro di lei prima di far sparire il mio sorriso fasullo. Non so chi delle due sia più sollevata dalla sua partenza, ma ora che se n’è andata mi godo la solennità del momento. Libertà. Mi volto verso la mia compagna di stanza e finalmente un sorriso sincero sboccia sulle mie labbra.

«Gran bel tipo, eh?» sentenzia Devin, riferendosi a mia madre.

Le rivolgo una smorfia esasperata. Nicole Stanger è senza dubbio un gran bel tipo. Mi lascio cadere sul letto – il più angusto che abbia mai avuto dai tempi della culla – e sospiro.

«Be’, adesso se n’è andata» dico per rassicurare più me stessa che lei.

Devin mi sorride per solidarietà. Avevamo quattordici anni quando ci siamo conosciute a un campeggio estivo, e abbiamo legato subito, ma vivendo in due stati diversi ci siamo viste assai di rado, pur restando in contatto. Così quando abbiamo saputo che avremmo frequentato lo stesso college abbiamo fatto subito domanda per essere assegnate nella stessa stanza. Non aveva mai incontrato mia madre e sono certa che si aspettasse tutt’altro. Non ci somigliamo per niente… in tutti i sensi. Io sono la classica cocca di papà, anche se l’idea di aver preso da lui non mi esalta particolarmente.

«Carleigh, tesoro, mi raccomando: mettiti d’impegno per l’ammissione a una confraternita.»

Scimmiotto le parole di mia madre alla perfezione, e Devin scoppia a ridere. Alzo gli occhi al cielo. Prima mi sono limitata a sorridere – discutere con lei non ha senso – ma non ho intenzione di entrare in una confraternita, poco ma sicuro. Le dirò che nessuna mi ha voluta.

«Vuoi cenare alla mensa?» mi chiede Devin.

«Nah, prima voglio finire con questi.» Indico l’esagerazione di scatoloni che invade questa scatola da scarpe che chiamiamo stanza.

«Okay» replica lei.

«Ricordati che ci serve tempo per prepararci per stasera.» Il mio polso accelera e lo stomaco mi si contorce per il disagio.

«Non lo so…» dico per la centesima volta.

E mi odio per questo. Dovrei essere elettrizzata al pensiero di uscire. La prima sera al college per tradizione significa mega-festa. Ma Devin non è l’unica persona del mio passato che è venuta a studiare qui, e mi odio ancora di più per essere stata tanto ingenua da fare progetti per il college con il mio ragazzo del liceo… per poi vedere implodere la nostra relazione prima della fine dell’estate. Ma questo sarebbe il meno. Perché il nostro non era il solito amore adolescenziale. Certo, è stato tormentato per un certo periodo, finché non abbiamo ammesso i nostri sentimenti, ma poi… poi ho pensato che sarebbe durato per sempre. E nemmeno la nostra rottura è stata normale. È stata una catastrofe. Paragonabile a Chernobyl. Devin si siede sul letto accanto a me. Non sa che anche Tucker studia qui. Sa solo che quest’estate ho rotto con un tipo ed è decisa a tirarmi su di morale. Lo farei anch’io se i nostri ruoli fossero invertiti, ma il suo è un ruolo che potrei affrontare alla perfezione. È questo che mi lascia totalmente smarrita. Perché io sono la classica ragazza forte. Quella che non ha bisogno di un fidanzato. Che poteva uscire con qualcuno e lasciarselo subito alle spalle. O almeno una volta ne ero convinta. Adesso mi sembra di camminare costantemente sulle uova, perché Tucker conosce il mio segreto. Mi odia per questo, e ne ha tutto il diritto. E sinceramente non so perché non mi abbia smascherata per la stronza che sono. Perché non l’abbia raccontato a tutti i nostri amici. Ma non significa che prima o poi non lo farà.

«Dai, Carl. Sarà divertente. Terrai la mente lontana dal tuo ex e magari conoscerai qualcun altro» cerca di convincermi Devin.

Esibisco il mio sorriso fasullo. Lei non se ne accorge. Lo sfodero da tanto di quel tempo, mento da tanto di quel tempo che ormai nemmeno io riesco a capire quando fingo. Stasera ci sono tre feste principali e io sono riuscita a convincere Devin ad andare a quella al The Library, anche se è la meno popolare delle tre. Il bar è notoriamente lassista sui documenti, così le ho detto che la mia carta d’identità falsa non è abbastanza convincente per gli altri locali, anche se in realtà è spettacolare. Ma Morgan è il bar più gettonato, quindi mi aspetto che Tucker vada lì. Perché lui è l’immagine stessa della popolarità, simpatia e assoluta perfezione maschile, ed entro la fine della settimana qualunque matricola qui alla Hofstra University conoscerà il suo nome, e ogni ragazza – e qualche ragazzo – fantasticherà di scaldargli il letto. Chiudo gli occhi per scacciare l’immagine dei capelli biondo scuro che gli ricadono sugli occhi verdi. Cerco di dimenticare quel sorriso fanciullesco e quelle fossette che mi scioglievano il cuore. Ma compaiono solo quando sorride, e sono decisamente assenti nel mio ricordo dell’ultima volta che ci siamo visti, quando si è rivolto a me con un risentimento e un disprezzo tali da lasciarmi senza fiato. Il solo ricordarlo mi fa venire le lacrime agli occhi, e devo sbattere le palpebre per cacciarle via. Faccio un respiro profondo e mi tampono sotto gli occhi con un fazzolettino, poi ritocco eyeliner e correttore. Sono brava con il makeup, e ammetto che stasera ho fatto qualche sforzo in più. Per non dover giustificare l’ombra di angoscia che mi altera i lineamenti. Spazzolo i capelli biondi, dritti come spaghetti. Lo scorso inverno li avevo tagliati e mi arrivavano alle spalle, mentre adesso mi sfiorano il décolleté. Mi chiedo se dovrei tagliarli di nuovo. Magari un qualcosa di drastico. Qualcosa che mi faccia sentire un’altra persona. Chiunque, ma non la ragazza che Tucker Green odia da morire.

«Sei pronta?» mi domanda Devin mentre si dà un’ultima spruzzata di Hanae Mori.

Profuma di zucchero filato, ed è bellissima. Il suo caschetto color cioccolato è elegante e impeccabile con la riga da una parte. L’ho truccata usando una nuova tecnica che ho imparato da un tutorial su YouTube. È splendida anche struccata, ma sono proprio fiera del risultato. I suoi occhi sono quasi dello stesso color cioccolato dei capelli, e gli ombretti corallo e ocra li fanno sembrare incredibilmente grandi.

«Sei uno schianto» le dico.

«Non sei male neanche tu, Stanger. Forza, andiamo a far schiattare d’invidia tutte quelle stronze.»

Usciamo, seguendo la scia di studenti, tutti diretti agli stessi locali. Le ragazze sono vestite per fare colpo: abitini corti, minigonne strette, top ancor più aderenti. Stasera tutti ci faremo conoscere per la prima volta, e l’aria è satura di possibilità. Altri tre isolati e riesco a scorgere la nostra destinazione: un cartello vintage bianco e verde che dice “The Library”. Può anche sembrare scialbo all’apparenza, ma il bar è un’istituzione del nostro college – un autentico punto di riferimento – e l’insegna scolorita rifulge alla luce dei lampioni. Due ragazzi ci passano accanto e ci squadrano spudoratamente dalla testa ai piedi. Uno sogghigna. Credo di aver sentito qualcuno mormorare carne fresca. Cerco di non pensare a cosa stia facendo Tucker in questo momento. Quale carne fresca stia sondando. Con chi potrebbe tornare a casa stasera. Non sarebbe meno doloroso se lui fosse dall’altra parte del Paese, in un’altra università. L’importante è non incontrarlo, comunque. Ma indipendentemente da dove sia, farà sempre le stesse cose. Conoscerà gente nuova, adocchierà altre ragazze e attirerà inesorabilmente la loro attenzione.

Il telefono vibra, un messaggio di Rory, che si trova a New York per l’orientamento delle matricole alla NYU.

Come va?

Non conosce i dettagli del perché io e Tucker ci siamo lasciati, ma sa quanto sto male. È una delle poche persone che riesce davvero a capirmi, visto che ci è già passata l’anno scorso quando lei e Cap faticavano a rimettere insieme i cocci. Adesso è come se fossero sposati… ma in fondo lei non covava un segreto monumentale in grado di distruggerli. Le rispondo.

Bene. Sto per andare in un locale. E tu? Cap?

Stiamo bene. Sto andando da lui. Però mi manchi. Chiamami se ti va di parlare.

Le mando una faccina sorridente che non corrisponde affatto al mio stato d’animo attuale. La chiamerò domani. Almeno una di noi è felice. E Rory e Cap se lo meritano, specie dopo quello che hanno passato. Non so cosa merito io, ma temo che la felicità sia fuori discussione. La serata procede lentamente. Strano, anche se il dolore sordo che provo al petto è sempre presente, con mia grande sorpresa credo di divertirmi. Ho conosciuto diverse ragazze, inclusa una del corso di marketing digitale, quello per cui sono più elettrizzata. Davvero ironico, visto che ci sono finita perché era l’unico disponibile per sostituire quello che avevo deciso di frequentare insieme a Tucker prima che ci lasciassimo. La mia nuova amica Julia non vede l’ora di iniziare, anche se più che al corso in sé il suo entusiasmo è indirizzato al professor Stevens, che a quanto pare è il docente più figo del campus. Personalmente spero di trarre qualcosa di più da questo corso… vale a dire crediti per la mia specializzazione. Adoro il makeup, ma non voglio semplicemente aprire un salone di bellezza un giorno. Voglio un’intera catena e anche una linea di cosmetici. E per fare questo una laurea in economia potrebbe certamente avvantaggiarmi. Mando giù l’ultimo sorso di birra e mi chiedo se ordinarne un’altra. Come aveva previsto Devin, abbiamo ricevuto la nostra dose di attenzioni dall’altro sesso, e dovrei sentirmi lusingata, ma a essere sincera mi sento irrimediabilmente sola. Il posto è affollato, e i ragazzi sono a caccia di una preda. Anche la maggior parte delle ragazze. Il tizio con la testa rasata che ho cercato di ignorare per tutta la sera si avvicina di nuovo, e io sospiro per l’esasperazione. «

Sicura che non posso offrirti un drink?» farfuglia.

«Ne ho già uno» dico per la quinta volta. Lui scuote la testa e picchietta sul boccale di birra ormai vuoto.

«Non più.» Wow, non ti sfugge niente.

«Posso pagarmelo da sola, grazie.» Mi volto dall’altra parte.

«Questa troietta se la tira troppo per farsi offrire da bere» mormora lui mezzo ubriaco al suo amico, che non lo sta nemmeno a sentire. Dovrei lasciar perdere, lo so, ma proprio non ci riesco.

Mi volto per guardarlo in faccia.

«Veramente questa troietta non vuole farsi offrire niente da te. Ma chi ti credi di essere?» sibilo.

Devin distoglie lo sguardo dal ragazzo con cui sta flirtando, gli occhi spalancati e allarmati, come alcune altre persone intorno a noi. Mi sembra di sentire la voce di mia madre che mi dice di non fare scenate, ma me ne frego. Non ho intenzione di farmi trattare così da questo troglodita. Lui sghignazza, sputacchiando birra da quella boccaccia schifosa, e io indietreggio sentendo il suo alito fetido.

«Chi sono io? Sono Ricky Vance, brutta troia!» dice con un certo orgoglio, e io ricordo vagamente il nome, ma non riesco a inquadrarlo.

Mi limito a fissarlo, indifferente.

«Sono il capocannoniere del campionato statale di lacrosse!» Viene circondato da grida di acclamazione.

«E tu sei solo una troia che avrebbe dovuto accettare il drink che ti ho generosamente offerto. Io…»

«Ricky, chiudi quella cazzo di bocca» gli ordina una profonda voce maschile alle mie spalle.

Il troglodita – o Ricky, quel che è – fissa lo sguardo inebetito dietro di me.

«Fanculo questa stronza frigida. Mi ha mancato di rispetto.» Ma tutta la sua rabbia svanisce, sostituita dall’incertezza.

Mi giro per vedere chi ha messo al posto suo il troglodita, e resto di sasso. È stupendo. Almeno un metro e novanta, capelli scuri e occhi nocciola. Lo avevo già notato prima… circondato da uno stuolo di ragazze in adorazione, e finalmente lo riconosco. Ben Aronin, il capitano della nostra squadra di lacrosse. E mi sta rivolgendo un sorriso conciliante.

«Scusa per il mio amico. Come puoi vedere, ha bevuto un po’ troppo.»

«Che cazzo fai, bello?» fa il troglodita, sentendosi tradito.

«Che cazzo fai tu. Una ragazza rifiuta un drink e tu la insulti? Hai fatto fare una figura di merda a tutti quanti. Vattene a casa e fatti passare la sbronza con una bella dormita» ordina Ben, con gli occhi socchiusi per il biasimo.

Il troglodita fa per dire qualcos’altro, ma all’improvviso accanto a lui spuntano due tizi e lo guidano verso l’uscita, e io resto lì a fissarlo, un tantino sbalordita.

«Scusalo» ripete Ben.

Fa un cenno al barman e mostra due dita.

«Avevo tutto sotto controllo» mormoro.

Non sono il tipo di ragazza che ha bisogno di essere salvata. Riesco a tenere a bada un tizio ubriaco. E almeno il troglodita mi ha chiesto se poteva offrirmi da bere. Ben mi passa una birra, e non so perché la accetto. È bellissimo, certo, ma io noto solo quanto siano più vibranti gli occhi di Tucker, quanto più eccitante sia il sorriso del mio ex paragonato al suo.

«Non ne dubito. Ma non me ne sto a guardare quando un mio compagno di squadra si comporta in quel modo. Scusa» dice in modo pratico, come se non lo avesse fatto per me, come se fosse una sua responsabilità… e stranamente questo mi fa sentire meglio.

«Grazie per la birra.» La sollevo e mi volto per andare a cercare Devin, ma lui mi ferma posandomi una mano sulla spalla.

«Ehi, non sei costretta a scappare. Non siamo tutti degli stronzi» dice timidamente.

Ma io so già che non tutti i giocatori di lacrosse sono stronzi. Ne conosco uno in particolare che è assolutamente meraviglioso. Ma mi odia. E vive insieme a Ben e all’intera squadra, e l’ultima cosa di cui ho bisogno è conoscere qualcuno che abbia a che fare con Tucker.

«Ciao» dice Devin, d’un tratto accanto a me, a sfoderare il suo sorriso seducente.

Ben sorride e solleva il boccale.

«Ben» si presenta. Lei sbatte le ciglia con fare civettuolo.

«Io mi chiamo Devin. E questa è la mia compagna di stanza, Carl.» Con un cenno Ben ordina un’altra birra.

Mi chiedo se abbia un conto aperto, visto che non paga per nessuna di queste consumazioni. Devin gli chiede cosa studia – economia – e parla con entusiasmo di corsi che in realtà detesta. Per questa ragazza flirtare è davvero un’arte. Ma Ben non ha scelto nessuno dei corsi di Devin.

«E tu?» mi chiede.

«Hai scelto qualche bel corso?» Do un’alzata di spalle.

«I soliti del primo anno, e marketing digitale con il professor Stevens.» Ben scoppia in una risata irrefrenabile.

«Che c’è?» domando, ma lui continua a ridere talmente forte che rischia di soffocare. Lo fisso, e anche Devin lo guarda perplessa. L’irritazione monta dentro di me… come ho fatto a diventare di colpo lo zimbello della situazione?

«Scusa» dice lui, asciugandosi le lacrime mentre cerca di controllarsi.

«Buffo che ti sia scusato per la maleducazione del tuo compagno di squadra…» sottolineo.

Fa un respiro profondo e, con un’ultima scrollata di spalle, la sua ilarità finalmente svanisce.

«Scusa» ripete.

«Non mi sembravi il tipo.»

«Quale tipo?» Sollevo un sopracciglio, furiosa.

Ben si acciglia, come se si aspettasse che io sappia di cosa sta parlando.

«Oh» dice. Oh?

«Ho pensato che… be’, Zayne Stevens, no? Capita la stessa cosa ogni semestre, da quando ha cominciato a insegnare qui. Le ragazze credono di iscriversi a una materia facoltativa facile così possono guardargli il sedere. Per poi scoprire che è uno dei corsi più difficili.»

«Be’, non è per quello che l’ho scelto. Non sapevo nemmeno che l’insegnante fosse attraente, prima di stasera.»

Tra me e me penso che Julia sia proprio una delle ragazze descritte da Ben, e potrebbe attenderla un triste risveglio.

«Sono qui per imparare. Un corso difficile non mi spaventa.»

«Carl lo supererà alla grande» dice Devin con tono di sfida. Ben mi osserva sovrappensiero, annuendo lentamente.

«Sì. Adesso l’ho capito. Scusa.»

«Lo hai già detto» gli ricordo. Esibisce il suo sorriso troppo perfetto.

«Ma stavolta dico sul serio.» Mio malgrado gli rivolgo un lieve sorriso. Almeno è sincero.

«Be’, buona fortuna, allora. Il corso l’ho seguito lo scorso semestre. Cioè, si impara parecchio, ma può rovinarti la media se non stai attenta.» Faccio spallucce.

«Me la caverò.» Ben sogghigna.

«Non ne dubito.» Devin mi picchietta sulla spalla.

«Ehm, Carl, non ti agitare, però laggiù c’è un tizio decisamente figo che ti ha fissato per tutta la sera come se volesse divorarti o ucciderti» dice, indicando in fondo al bar, e Ben si volta per seguire il suo sguardo.

Inspiro e cerco di soffocare l’ansia. Perché so esattamente chi è il tizio figo che vuole uccidermi, e non so se riuscirò a reggere di vederlo. Ma non riesco a fare a meno di guardarlo, e trattengo le lacrime mentre due sprezzanti occhi verde scuro incontrano i miei.

«Ehi, quello è il nostro nuovo difensore, Tucker Green» dice Ben, sorpreso. Tucker è circondato da persone, soprattutto ragazze. Ma lui è distratto dalla mia presenza, e se ne sta lì a fissarmi. Ben ride.

«Sai, Carl, credo che in questo momento voglia divorare te e uccidere me.» Rivolge un cenno di saluto a Tucker, che contraccambia e beve un sorso di birra, con gli occhi che si allontanano dai miei quel tanto che basta.

«Lo conosci, o è soltanto competitivo quando c’è di mezzo una bella ragazza?» chiede Ben allegramente.

«Andavamo al liceo insieme» mormoro, e credo si aspetti che lo ringrazi per il complimento, ma l’unica persona da cui vorrei essere considerata bellissima mi sta fissando come se sperasse che scomparissi da un momento all’altro.

Per cui gli concedo questo favore.

«Grazie per la birra, ma… devo andare. Dev, tu resta pure. Tornerò a piedi al dormitorio» borbotto in fretta, e poi mi volto e raggiungo l’uscita prima che possa farmi domande.

Percorro a passo spedito il primo isolato finché non svolto l’angolo, e poi mi fermo a riprendere fiato. Ultimamente non sono più andata a correre. Anzi, non ho più fatto attività fisica da quando ci siamo lasciati. Sento la gola serrata e una morsa al petto. Odio l’effetto che mi fa. Odio sapere che mi farà sempre questo effetto. E poi una mano mi afferra il braccio e per poco non mi metto a urlare, ricordando d’un tratto quanto sia stupido girare da sola di notte, ma poi mi volto e scopro di essere fisicamente al sicuro, anche se il mio cuore corre un pericolo mortale.

«Ma che cazzo ti prende?» ringhia Tucker.

Scuoto il capo. Scusa, vorrei dire, ma non ci riesco. Non dovrei scusarmi per essere andata in un bar, ma mi dispiace. Mi dispiace da morire, cazzo. Per la frustrazione Tucker sbatte il palmo contro il muro di mattoni alle mie spalle, proprio accanto alla mia guancia.

«Maledizione, Carl! Non puoi andartene in giro da sola, la sera, mai! Mi senti?» È furibondo.

Lo guardo sorpresa. Non per la sua collera, ma per cosa l’ha scatenata. Ha ragione, ovviamente, però mi odia… quindi cosa gliene importa? Ma nel profondo so perché. Quello che è successo a Rory quella sera della scorsa primavera ha traumatizzato tutti noi, e avrei dovuto avere più sale in zucca.

«Scusa» riesco finalmente a dire in un sussurro.

«Ti scusi piuttosto spesso ultimamente, eh?» sogghigna Tucker, e io faccio una smorfia. Ha ragione, e io non so come ribattere.

E così mi osservo i sandali. Non mi riconosco più.

«Perché parlavi con Ben?»

«Non stavo… il suo amico si è comportato da coglione e immagino che lui si sia sentito responsabile.» Tucker inspira lentamente, come se avesse bisogno di calmarsi, e se io non sapessi per certo che non alzerebbe mai un dito su una ragazza, in questo momento avrei paura di lui.

«A Ricky Vance ubriaco puoi tenere testa» mormora, e comprendo che deve avermi osservato più a lungo di quel che pensavo.

«Ma devi guardarti da Ben» aggiunge, e io lo fisso, confusa.

«Dici davvero?» gli chiedo. So che è colpa mia se abbiamo rotto, ma è lui quello che ha lasciato me.

Non ha alcun diritto di dirmi di stare lontana dai ragazzi, anche se io non ho intenzione di uscire con qualcuno.

«Dico davvero.» Il suo tono è vagamente minaccioso, e io cerco di resistere – con tutta me stessa – ma la reazione è inevitabile.

Rispondo alle minacce in un solo modo: con una sfida aperta.

«Sono piuttosto sicura di essere single, Tucker. Non ho bisogno di stare lontana da nessuno.»

Tucker inspira a denti stretti. Aspetto che esploda. Che mi urli contro e mi dica che sono impossibile. Che raggiunga un tale livello di frustrazione da non riuscire a impedirsi di baciarmi. Ma noi non siamo più noi. Non mi vuole più. Non gli piaccio più. E prima ancora di rendermi conto del fatto che stavo cercando di trascinarlo nella nostra vecchia routine, Tucker fa un passo indietro. Scuote la testa, fissandomi con totale disgusto, e credo che si volterà per tornare al bar, ma invece va verso la strada e ferma un taxi.

«Sali» mi ordina, aprendo la portiera.

Lo fisso in preda alla disperazione, e vorrei rimangiarmi tutto. Dirgli che non provo il minimo interesse per Ben. Che voglio solo lui. Che ho sempre desiderato solo lui. Ma anche se riuscissi a pronunciare queste parole, non servirebbe a nulla. Quel che è fatto è fatto.

«Sali!» ringhia Tucker, e io obbedisco.

Non è da me, ma almeno questo glielo devo. E così lo aiuto a farmi scomparire, per farlo tornare alla sua serata. Controllo il telefono e trovo messaggi preoccupati di Devin, e quando leggo che è venuta a cercarmi le scrivo che ho bevuto troppo ma sto bene, che torni pure al locale o prenda un taxi per tornare a casa… e di non venire a piedi da sola. Dio, non mi perdonerei mai se le succedesse qualcosa per colpa mia. Arriva dieci minuti dopo di me. Fingo di dormire, il viso nascosto sotto la coperta in modo che non senta il mio patetico piagnucolare.

Si prevedono un sacco di palpitazioni e situazioni dolci e imbarazzanti. Credo che ne vedremo delle belle.

Lo leggerete? Fatemi sapere.

Anima in Penna

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...