Il demone meridiano

Buongiorno amici lettori,

oggi vi parlo di un romanzo d’amore pubblicato da poco dalla Sperling & Kupfer:

 

Titolo: Il demone meridiano

Autore: Andrea Morstabilini

Data di pubblicazione: 8 settembre 2016

Genere: saggio horror/noir

Voto relativo al libro: 2

Voto relativo alla copertina: 3

Trama: Un demone si aggira da sempre per i regni incantati e deserti della letteratura. La sterminata legione dei personaggi più memorabili è inquietata, manipolata, combattuta da un fumo demonico: i fantasmi di Dante, di Shakespeare, di Hugo ne subiscono l’influsso, si piegano alla sua forza distorsiva, tentano esorcismi, soccombono. Il demone è la letteratura stessa.
È una assai strana storia, di terrore e stupefazione, che si snoda nella vertigine di una lingua nutritasi delle più alte e perturbanti letterature, riedificate attraverso colpi di scena e visioni medianiche. La vicenda consiste nella scomparsa misteriosa delle mummie conservate sotto teca nel museo dedicato a Paolo Gorini, celebre scienziato ottocentesco operante in Lodi, che approntò una collezione anatomica di corpi sottoposti a processo conservativo, secondo segrete formule alchemiche. Da questa sparizione si scatena un vortice di accadimenti, una detection soprannaturale, le evocazioni spiritiche allestite con grimori da parte di due adolescenti, un viaggio al di là dell’aldilà, un sinodo di cadaveri che accusa l’imbalsamatore, un anziano sulfureo che introduce a uno stupefacente cimitero in vetro. Ci si trova a seguire il racconto di un Prospero carico di tutti i libri e di un Calibano che conosce tutte le carni, in forma di quest del male, che è demone meridiano, melancholia düreriana, in bilico tra sogno e follia, bramosia e perversione, inabissata in carceri piranesiane, suppurata di ornamenti barocchi, tanto meravigliosi quanto fugaci, un caleidoscopio che miscela tutti i cromatismi e le screziature.
Alla ricerca dell’orrore sublime, Andrea Morstabilini si inserisce in una linea che ha molti padri e madri, da Shakespeare a Marlowe, da Donne a Coleridge a Shelley, filtrando questo ordito in una lingua che ha in Manganelli e Landolfi alcuni dei più illustri e recenti ambasciatori. Siamo in presenza di uno scrittore che apre i portali aurei della letteratura e ne fa fuoriuscire, distillati, gli immaginari e gli inconsci più orrorifici e sublimi – è la perdizione stupenda della prosa che ha trovato un nuovo interprete.

 

Per recensirvi questo libro devo farvi una premessa. A qualcuno di voi è mai capitato di vedere qualche opera di Picasso e non riuscire a capirne il significato? Oppure di vedere un film che ha vinto il premio oscar, ma di non riuscire ad arrivare alla fine?

Dopo aver finito di leggere questo libro mi sono sentita esattamente così. Ho cercato delle altre recensioni in rete e tutte decantavano questo libro, quindi sono giunta alla conclusione che non sono riuscita a capirlo.

Il messaggio che l’autore voleva passare a me non è arrivato.

Quando leggo un libro ho la necessità di seguire una trama, un filo logico. Ho bisogno di avere dei personaggi a cui affezionarmi e vivere l’avventura al loro fianco.

Questo romanzo non è così, il lettore non viene accolto in un nuovo mondo o nelle vite dei protagonisti. Non capisco se l’autore abbia voluto tenere in disparte chi si approccia al suo libro o se abbia voluto renderlo protagonista.

Io penso di rientrare nella prima opzione. Non mi sono sentita parte della storia e non sono riuscita a capire quello che lo scrittore voleva comunicarmi.

Nel libro non facciamo la conoscenza dei protagonisti, ma delle metafore. Ogni figura presenta un significato nascosto e per me molto difficile da cogliere. A partire dal demone meridiano, che sembra raffigurare la tentazione di chi ha raggiunto il meriggio della vita, di chi ha superato “il mezzo del cammin di nostra vita”.

Il linguaggio è troppo ricercato e ricco, le frasi pesanti e infinite provocano l’effetto di perdere il segno di quello che si sta leggendo. Trovo che il linguaggio semplice e diretto arrivi più al punto di tante belle parole pompose messe in fila come fosse una sfilata di vanità.

L’ambientazione, poi, è tetra e macabra, al limite della decadenza. Ricorda leggermente i film di Tim Burton, ma è molto più noiosa e ostentata. Il cimitero e i cadaveri in decomposizione sono i veri protagonisti della storia. I personaggi che ci vengono proposti sono: guardiani di cimitero, mummie ritornate in vita che perdono varie parti del colpo, giudici di morti e ragazzini che tentano di fare una seduta spiritica.

I capitoli, quasi tutti della stessa misurata lunghezza, si susseguono senza una connessione, ripresentandoci vecchie conoscenze o mostrandocene di nuove.

La trama, non avendo un inizio preciso, ha anche una fine indefinita. Quando il lettore chiude il libro rimane con un senso di incompiuto, di vuoto, come se avesse ammirato un quadro senza capirne il soggetto. Ho difficoltà a raccontare cosa ho letto. Non riesco ad elencarvi i motivi per cui vi consiglierei di leggere questo romanzo.

Forse l’unica cosa che posso dirvi è che se cercate un libro completamente diverso dal solito, da assaporare in piccole dosi, come le medicine e che vi richieda molta concentrazione allora “Il demone meridiano” fa per voi.

Non mi sento di dilungarmi oltre.

Per quanto riguarda la copertina, devo dire che si allinea bene al libro. E’ indefinita. Forse sarebbe stato più adatto uno sfondo nero per rispecchiare l’animo dark e macabro del libro.

 

Fatemi sapere le vostre opinioni!

Anima in penna

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