Venivamo tutte per mare

Buongiorno amici lettori,

come promesso ho cambiato genere. Questa volta mi sono buttata su una sorta di romanzo-documentario. E’ un genere che ho scoperto da poco e ogni tanto mi fa piacere rispolverare.

 

Titolo: Venivamo tutte per mare

Autore: Julie Otsuka

Data di pubblicazione: 12 gennaio 2012

Genere: Romanzo-documentario

Voto relativo al libro: 7

Voto relativo alla copertina: 7.5

Trama: “Da anni” ha dichiarato Julie Otsuka, “volevo raccontare la storia delle migliaia di giovani donne giapponesi – le cosiddette “spose in fotografia” che giunsero in America all’inizio del Novecento. Mi ero imbattuta in tantissime storie interessanti durante la mia ricerca e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia dal punto di vita di un “noi” corale, di un intero gruppo di giovani spose”. Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l’oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l’arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l’esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l’attacco di Pearl Harbor e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall’autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua

Sono dell’idea che ogni tanto sia doveroso leggere qualche libro un po’ diverso dal solito. Libri che ci permettono di affacciarci su realtà sconosciute, su pezzi della nostra storia sui quali non ci eravamo mai soffermati prima.

Non aspettatevi il classico romanzo o il classico documentario storico. Non aspettatevi un nesso logico tra una storia e l’altra. Questo libro fornisce una panoramica di insieme e molti frammenti di vite.

Non c’è una sola protagonista o un solo punto di vista, ma molti e uno diverso dall’altro.

Con questo libro il lettore segue la vita di molte ragazze giapponesi (dai 12 ai 40 anni), che vengono deportate in America per raggiungere mariti che hanno conosciuto solo per corrispondenza.
Una volta arrivate in America comincia per loro una nuova vita, fatta di lavoro, duro lavoro, lavoro senza fine. Nei campi, nella case delle persone benestanti o nei bordelli.
Il libro racconta dei loro figli e del radico razzismo nei loro confronti col quale devono quotidianamente convivere.
Parla dell’umiltà di questo popolo e dalla loro incredibile voglia di lavorare e di darsi da fare.

Infine parla di Pearl Harbor e delle conseguenze che questo attacco ha avuto nei confronti dei giapponesi residenti in America.

Questo libro graffia l’anima, punge in punti dolorosi e mostra immagini scomode, ma vere. Non è un libro semplice e non è un libro per tutti.

Non ve lo consiglio per riempire i vostri momenti morti, ma ve lo consiglio per riempire i vostri vuoti nell’animo, per immergersi in verità che devono essere conosciute

Se avete voglia di dargli una possibilità fatemi sapere cosa ne pensate.

Anima in penna

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